L’APe social e la quota 41 sono due meccanismi che consentono l’uscita anticipata dal mondo del lavoro a coloro che risultino addetti alle mansioni gravose. Si tratta delle seguenti categorie di lavoratori:

  • disoccupati per licenziamento o dimissioni per giusta causa, senza trattamento di sostegno al reddito da almeno tre mesi (30 anni di contributi);
  • lavoratori che assistono coniuge o parenti di primo grado conviventi (caregiver familiari) con handicap grave di cui all’articolo 3 legge 104/1992 (30 anni di contributi);
  • inabili almeno al 74% (30 anni di contributi);
  • addetti a lavori usuranti o mansioni gravose (36 anni di contributi).

Questi lavoratori, a patto di rispettare alcuni requisiti previsti dal comma 179 Legge di Bilancio 2017, possono essere ammessi all’APe social, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, e nel caso in cui siano anche precoci (se hanno almeno un anno di contributi versati prima dei 19 anni), possono andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi (comma 199).

Per entrambe queste misure viene richiesto che i lavori gravosi siano svolti negli ultimi 6 anni prima della richiesta di pensione, in via continuativa, ma con un certo livello di flessibilità: è stata infatti introdotta una franchigia di 12 mesi. In pratica i lavoratori devono aver svolto le mansioni pesanti per 6 anni nell’arco degli ultimi 7 anni.