Con l’arrivo del decreto attuativo per l’APe Social è arrivato anche quello per la pensione anticipata precoci, ovvero per i lavoratori che rientrano nella cosiddetta quota 41.

A reintrodurre un tetto massimo contributivo di 41 anni per l’accesso alla pensione per uomini e donne, a prescindere dall’età anagrafica, a patto che prima dei 19 anni abbiano lavorato per almeno 12 mesi effettivi, anche non continuativi, e abbiano maturato l’anzianità contributiva necessaria al 31 Dicembre 1995, è stato l’articolo 1 comma 199 della Legge di Bilancio 2017.

A poter accedere alla pensione anticipata precoci sono le stesse categorie di lavoratori con condizioni lavorative e/o economiche particolarmente disagiate previste per l’APe Social (disoccupati involontari, caregiver, invalidi civili, addetti a mansioni gravose), con l’aggiunta dei lavoratori addetti a mansioni usuranti,esclusi dall’anticipo pensionistico a carico dello Stato.

La nuova agevolazione per la pensione anticipata con la quota 41, riservata ai lavoratori precoci è entrata in vigore il 1 maggio 2017 e, a differenza dell’APe Social che è stata avviata in via sperimentale per gli anni 2017/2018, è una misura permanente.

Entrando nel dettaglio dei requisiti richiesti per rientrare tra i beneficiari della pensione anticipata precoci:

  • un anno di contributi prima del compimento dei 19 anni ( i 12 mesi di contributi debbano derivare da lavoro effettivo. Sono quindi escluse tutte le forme di contribuzione figurativa, e gli eventuali contributi da riscatto di laurea);
  • 41 anni di contributi versati;

Rientrare in una delle seguenti categorie:

  • essere disoccupati a seguito di licenziamento individuale o collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro in base alla procedura di conciliazione prevista dall’articolo 7 della legge 604/1966. Non sono previste altre fattispecie, per cui sono esclusi i contratti a termine che non vengono rinnovati alla scadenza. Viene richiesto di aver terminato la prestazione per la disoccupazione da almeno 3 mesi;
  • invalidi civili con invalidità uguale o superiore al 74%;
  • lavoratori che assistono da almeno 6 mesi un parente convivente con handicap grave;
  • lavoratori che sono stati impegnati in mansioni gravose in 6 degli ultimi 7 anni;
  • lavoratori che abbiano svolto mansioni usuranti per almeno sette anni negli ultimi dieci anni, oppure per la metà della vita lavorativa.

L’assegno spettante alle pensioni anticipate con la quota 41 viene calcolato con il sistema misto.