Contrariamente a quanto previsto per l’APe Volontaria, che non comporta la cessazione dell’attività lavorativa, l’APe Social prevede che il lavoratore debba dimettersi. O meglio la legge prevede l’esclusione dall’APe Social in caso di mancata cessazione dell’attività lavorativa, trattandosi di un trattamento a carico dello Stato, che garantisce fino a 1.500 euro lorde mensili, riconoscendo quindi una sorta di prepensionamento. ma solo a chi è senza lavoro.

Va tuttavia precisato che le dimissioni possono essere presentate in un momento successivo alla presentazione della domanda di certificazione dei requisiti per accedere all’APe Social, o ancora meglio al suo accoglimento. Il requisito delle dimissioni deve infatti essere posseduto nel momento in cui si percepirà il trattamento.

Si tratta di un chiarimento importante visto che probabilmente alcune domande verranno slittate al 2018 essendo pervenute all’INPS più domande di quante siano le risorse disponibili. Il lavoratore potrà dunque continuare a lavorare fino al momento in cui sarà certo di percepire il trattamento.

Va poi sottolineato che nonostante l’APe Social preveda le dimissioni, essa non è incompatibile con una successiva attività lavorativa, purché si rimanda entro determinati limiti di reddito:

  • 8mila euro annui per i lavoratori dipendenti;
  • 4.800 euro per gli autonomi.

Tale opzione consente anche di alimentare la posizione contributiva con attività lavorativa visto che l’APe Social non prevede contribuzione figurativa.