L’APe Social, una delle tre forme di anticipo pensionistico previste dal Governo per la pensione anticipata sotto forma di prestito, è pagata dallo Stato e destinata a disoccupati senza ammortizzatori sociali, lavoratori con invalidità superiore al 74%, soggetti dediti all’assistenza di congiunto con handicap grave (i cosiddetti caregiver).

Proprio per quest’ultimo aspetto l’APe Social può presentare dei punti di contatto con la legge 104/1992 articolo 3, comma 3, che tratta le situazioni di gravità dovute a handicap. La disabilità grave, infatti, comporta una riduzione dell’autonomia personale e rende necessaria un assistenza permanente, continuativa e globale. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

Per questo motivo lo Stato ha deciso di inserire tra le forme di anticipazione della pensione anche l’APe Social, a favore di queste casistiche. I requisiti sono il raggiungimento dei 63 anni di età e la maturazione tra i 30 anni di contributi e di essere a non meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione. Inoltre occorre aver maturato una pensione pari ad almeno 1,4 volte il minimo INPS di 702 euro al mese.

Nel rapporto tra APe Social e legge 104 deve inoltre essere tenuto in considerazione un fatto determinante, ovvero il periodo di possibile assistenza. Ad esempio il congedo per assistere figli con disabilità grave previsto dalla legge 53/2000 dura due anni. Di conseguenza, per i genitori di figli con disabilità grave o per fratelli o sorelle conviventi in assenza di genitori, il lavoratore potrà scegliere tra il congedo di due anni o l’APe social.

Nel primo caso riceverà una retribuzione fino ad un tetto massimo lordo di 70 milioni annui, con indennità corrispondente all’ultima retribuzione, come previsto dalla legge 51/2001 articolo 42, comma 5. Tale importo sarà corrisposto dal datore di lavoro con le stesse modalità della maternità.

Nel secondo caso invece il lavoratore riceverà una somma calcolata sull’importo della rata mensile della pensione maturata al momento della richiesta, fino a un tetto di 1500 euro. Solo se la pensione è superiore, la parte eccedente dovrà essere restituita con rate ventennali applicate sull’assegno previdenziale vero e proprio.