L’APe social prevede la possibilità di accedere all’anticipo pensionistico a carico dello Stato a determinate categorie di lavoratori disagiati (disoccupati involontari privi di ammortizzatori sociali da almeno tre mesi, invalidi almeno al 74%, caregiver, lavoratori impiegati in lavori usuranti o gravosi) purché rispettino determinati requisiti, anagrafici (almeno 63 anni) e contributivi (30 o 36 anni a seconda dei casi), oltre ad aver maturato una pensione di almeno 1,4 volte il minimo (702 euro mensili) e di non essere a più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione.

L’APe viene erogata sotto forma di prestito bancario (a carico dello Stato fino a 1.500 euro lordi, per quanto riguarda l’APe Social) per tutta la durata dell’anticipo in 12 mensilità, non si adegua alla perequazione annuale e non è reversibile.

Per quanto riguarda i contributi utili ai fini dell’ottenimento dell’APe social, quelli che sembrano essere validi sono solo quelli di lavoro effettivo, dunque non dovrebbero essere validi i contributi figurativi fuori dal rapporto di lavoro.

Questo significa che non vengono considerati validi i periodi di maternità esterni al rapporto da dipendenti, quelli per il servizio militare o quelli da riscatto, né è possibile utilizzare il cumulo gratuito da parte dei lavoratori con carriere discontinue.

Ricordiamo tuttavia che maggiore chiarezza in merito si avrà solo quando verranno pubblicati i decreti attuativi delll’APe.