Slitta l’entrata in vigore dell’APe social, a fronte del fatto che il Governo ancora non ha emanato il relativo decreto attuativo, così come non sono stati emanati i decreti attuativi dell’APe volontaria e dell’APe aziendale.  Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, rassicura però i lavoratori:

“Per quanto riguarda il ritardo che si registra nell’emanazione dei decreti sull’APe sociale, la legge è tassativa, la misura deve decorrere a partire dal primo maggio e, quindi, va garantita la retroattività e anche previsto un eventuale prolungamento della presentazione delle domande oltre il 30 giugno prossimo”.

A fronte dei ritardi è stato inoltre richiesto che  il limite entro il quale gli aspiranti beneficiari possono maturare i requisiti necessari per accedere all’APE social, attualmente fissato al 30 giugno 2017, venga slittato al 31 luglio.

Si tratta, lo ricordiamo, dell’anticipo pensionistico che consente di andare in pensione anticipata, rispetto alla maturazione del requisito necessario per la pensione di vecchiaia, di 3 anni e 7 mesi. Questo significa che l’APe social non può essere richiesto prima di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia. Non si potrà accedere all’APe neanche nel caso in cui manchino meno di 6 mesi dalla pensione vera e propria.

Tra gli altri vincoli l’aver compiuto almeno 63 anni e aver maturato 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria tutelata di appartenenza (disoccupati, caregiver, invalidi o lavoratori impiegati in attività usuranti o gravose).

Una volta avuto accesso all’APe social, i lavoratori potranno beneficiare della pensione maturata (che deve essere come minimo di 702 euro lordi, pari ad 1,4 volte il minimo INPS), erogata in 12 mensilità, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia o dei requisiti per la pensione anticipata.

L’anticipo pensionistico, per coloro che accedono all’APe social, non deve essere restituito, fino ad un limite di 1.500 euro lordi mensili, oltre tale soglia – qualora si decida di anticipare più del tetto garantito dallo Stato – la somma eccedente dovrà essere restituita in rate ventennali trattenute direttamente dalla pensione.