L’APe aziendale, o anticipo pensionistico, è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2017 (comma 172 Legge n. 232/2016), con l’obiettivo di consentire una maggiore flessibilità di uscita dal mercato del lavoro ai dipendenti italiani, permettendo loro l’accesso alla pensione anticipata, se vicini all’età pensionabile e in accordo con la loro azienda, a patto che questa sia interessata da un piano di ristrutturazione aziendale.

Si tratta di una misura sperimentale che prende il via il 1° maggio 2017 e durerà sino al 31 dicembre 2018 e che rappresenta un’alternativa all’altra possibilità di esodo anticipato per i lavoratori dipendenti, prevista dalla Riforma Fornero 92/2012 e tutt’ora in vigore per i lavoratori ai quali mancano 4 anni alla pensione.

L’APe aziendale è esercitabile a 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione, lavoratore e azienda devono accordarsi sulle condizioni per la pensione anticipata fra datore di lavoro e dipendente.

Il datore di lavoro si impegna a sostenere interamente i costi dell’APe al secondo, corrispondenti ad un versamento all’INPS in un’unica soluzione in misura della retribuzione percepita dal dipendente prima dell’interruzione del rapporto lavorativo, così da incrementare il montante contributivo individuale maturato dal dipendente e fare in modo che l’INPS versi una pensione più alta al dipendente. In alternativa si può decidere di fare ricorso ai fondi bilaterali.

L’APe Aziendale prevede uno sconto, sotto forma di detrazione fiscale, pari al 50% della quota interesse della rata, spalmata sui primi 20 di pensione del lavoratore, che consentirà di ripagare le rate di ammortamento da versare per restituire l’APe una volta conseguita la pensione.

Dunque meccanismo e requisiti previsti per l’APe aziendale sono gli stessi dell’APe Volontaria, solo che è il datore di lavoro a finanziarla.

Per calcolare i costi a carico del datore di lavoro va presa in considerazione la contribuzione volontaria, che è il parametro di partenza per la somma che l’impresa è tenuta a versare all’INPS ed è pari al 33% dell’imponibile delle ultime 52 settimane di lavoro. Ovviamente l’accordo tra datore di lavoro e dipendente possono superare tale livello minimo.

Il versamento da parte dell’INPS deve essere effettuato dal datore di lavoro entro la prima mensilità APe, in un’unica soluzione, pena l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 116, comma 8, lettera a, della legge 388/2000 per il mancato versamento di contributi previdenziali obbligatori, pari al 5,55% annuo.