L’APe aziendale, o anticipo pensionistico, introdotto dalla Legge di Bilancio 2017 (comma 172 Legge n. 232/2016) permette ai dipendenti vicini all’età pensionabile che stipulino un accordo con la loro azienda di accedere alla pensione anticipata, nel caso in cui l’azienda sia interessata da un piano di ristrutturazione aziendale. La misura, sperimentale fino al 31 dicembre 2018, prevede un costo a carico del datore di lavoro che in pratica finanzia l’uscita anticipata dal mercato del lavoro del proprio dipendente.

Il datore di lavoro si impegna infatti a sostenere interamente i costi dell’APe effettuando un versamento all’INPS, in un’unica soluzione, in misura della retribuzione percepita dal dipendente prima dell’interruzione del rapporto lavorativo. In questo modo viene incrementato il montante contributivo individuale maturato dal dipendente, che quindi percepirà la pensione piena. Il datore di lavoro può anche decidere di fare ricorso ai fondi bilaterali.

Per calcolare i costi a carico del datore di lavoro va presa in considerazione la contribuzione volontaria, il parametro di partenza per la somma che l’impresa è tenuta a versare all’INPS, pari al 33% dell’imponibile delle ultime 52 settimane di lavoro.

Per fare qualche esempio, consideriamo un dipendente con stipendio lordo annuo di 30mila euro:

  • se si ritira con un anno di anticipo, il datore di lavoro verserà 9.900 euro (il 33% di 30mila);
  • se si ritira con due il costo per l’azienda è di 19.800 euro;
  • se l’anticipo è di tre anni il costo sale a 29.700 euro;
  • se l’anticipo è di 3 anni e 7 mesi, il massimo consentito dall’APe, il costo per il datore di lavoro è di 35.675 euro.

In caso di dipendente con stipendio di 50.000 euro annui:

  • se si ritira con un anno di anticipo, il datore di lavoro verserà all’INPS 16.500 euro;
  • se si ritira con due il costo per l’azienda è di 33.000 euro;
  • se l’anticipo è di tre anni il costo sale a 49.500 euro;
  • se l’anticipo è di 3 anni e 7 mesi, il massimo consentito dall’APe, il costo per il datore di lavoro è di 59.125 euro.

Datore di lavoro e dipendente possono tuttavia stringere un accordo migliorativo, rispetto al minimo previsto dalla legge.