Negli ultimi anni il Governo italiano ha cercato di garantire al mercato del lavoro italiano una certa flessibilità di uscita, già la Riforma Fornero 92/2012 aveva previsto una forma di incentivo all’esodo finanziato dalle imprese, tutt’ora in vigore, destinato ai lavoratori ai quali mancano 4 anni alla pensione. L’ultima Legge di Bilancio 2017 ha invece introdotto l’anticipo pensionistico (APe) che, in via sperimentale fino al 2018, consente a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età e si trova a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio di ritirarsi in anticipo per raggiungere la pensione. Il trattamento percepito poi dovrà essere restituito dal lavoratore con la maturazione della pensione. Tre le forme di APe previste: volontaria, sociale e aziendale, quest’ultima finanziata dai datori di lavoro.

APe aziendale

L’APe aziendale (comma 172 Legge n. 232/2016) prevede che, previo accordo tra le parti, il datore di lavoro incrementi il montante contributivo individuale maturato dal dipendente, versando in un’unica soluzione all’INPS un contributo non inferiore a quello della retribuzione del lavoratore.

Esodo Fornero

L’esodo Fornero (articolo 4 della Legge 92/2012) può essere attivato nell’ambito di procedure sindacali nei casi di eccedenza di personale per incentivare l’esodo dei dipendenti in esubero a cui mancano al massimo 4 anni al raggiungimento della pensione, pagando una prestazione pari all’assegno previdenziale pieno e versando i contributi. L’erogazione del trattamento viene comunque effettuata dall’INPS, in seguito a fideiussione bancaria stipulata dall’impresa.

Similitudini e differenze

In entrambi i casi, l’onere di versare i contributi anche nel periodo in cui il lavoratore percepisce l’assegno che lo accompagna alla pensione è a carico del datore di lavoro. Una delle grandi differenze è che l’APe è accessibile anche per lavoratori di PMI sotto i 15 dipendenti, un limite minimo che invece è stato imposto dall’altro strumento. L’APe però si rivolge ad una platea meno ampia rispetto all’esodo Fornero:

  • 3 anni e 7 dalla pensione di vecchiaia per l’APe, contro 4 anni dalla pensione del’esodo Fornero che valgono anche per il trattamento di anzianità;
  • l’APe prevede limiti di reddito non previsti dall’esodo Fornero, che si traduce nel vincolo che il lavoratore maturi come pensione un assegno minimo non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo.

Dal punto di vista del trattamento, l’esodo Fornero risulta più vantaggioso:

  • 13 mensilità annue rapportato alla pensione maturata per il trattamento Fornero, contro le 12 mensilità per l’APe, rapportato alla pensione maturata con un’entità dell’assegno che dipende dall’anticipo che il lavoratore decide di farsi corrispondere;
  • la pensione da esodo non prevede nessuna alcuna restituzione, contro quella in 20 anni, a rate, dell’APe aziendale, compensati dai versamenti contributivi delle imprese che dovrebbero comportare l’assegno pieno. Quindi la pensione vera e propria sarà più alta per chi sceglie l’esodo Fornero, maturando un trattamento pieno, ma a tale trattamento vanno tolte le rate.