Era il luglio del 2012, e la famosa frase  ”whatever it takes” di Mario Draghi ha segnato l’inizio della fine dell’attacco speculativo su debiti sovrani. Il direttore della Bce aveva rotto gli indugi andando contro i falchi tedeschi e lanciando un attacco diretto alla speculazione: “La Bce farà di tutto per sostenere l’euro e vi assicuro che sarà abbastanza“. Oggi che lo spread è ritornato nella norma e non è più il termometro della crisi finanziaria – che come vediamo in questi giorni ha lasciato macerie nell’economia reale (basta pensare al tasso di disoccupazione decollato dal 7,5 al 13%) (photo by Infophoto).

La curva degli spread per l’intera “periferia” dell’Eurozona si è abbassata. Nei giorni scorsi la Grecia è tornata sul mercato primario emettendo un obbligazione a lungo termine sul mercato secondario al 5% quando nel 2012 eravamo al 20%. In caduta anche i tassi per i governi di Lisbona, Madrid, Dublino… Cosa è cambiato nei cambi tra l’Euro e le altre valute? Il dollaro si è svalutato sull’euro del 12%, lo yen giapponese del 32%, la sterlina del 4%, il dollaro australiano del 21%, quello canadese del 19%. E persino la lira turca ha perso il 25% del suo valore.

Da una parte la Bce ha salvato l’euro ma dall’altro non ha fatto la svalutazione del cambio che hano fatto le altre banche centrali. Anche perché non è facile adottare una politica che soddisfi le esigenze di tutti i “condomini”. Alcuni paesi  sono già caduti in deflazione e quindi chiedono un’ulteriore mossa espansiva, mentre altri – soprattutto la Germania – vanno a gonfie vele nonostante il cambio e hanno un’inflazione all’1,3%. Difficile che però le cose cambino finché non ci sarà una maggiore integrazione.