La quotazione di Facebook al Nasdaq continua a essere fonte di polemiche. Un gruppo di azionisti ha avviato una causa collettiva contro la società, Mark Zuckerberg, in qualità di amministratore delegato, e Morgan Stanley, che ha seguito la quotazione in Borsa, con l’accusa di non avere comunicato agli investitori che le stime di crescita del social network erano state “ridotte in modo significativo” dagli analisti prima dell’Ipo. Facebook, però, ha negato ogni comportamento illecito e ha detto che “riteniamo che la causa non abbia motivo e ci difenderemo in modo vigoroso”.

Le accuse contro il social network

L’accusa di chi ha intentato la class action è che le stime di una riduzione consistente delle previsioni di crescita dei ricavi del social network sarebbero state comunicate solo ad alcuni investitori, contribuendo al crollo del titolo nei primi giorni di contrattazioni. Facebook era stato quotato a 38 Dollari per azione e ha chiuso ieri a 32 Dollari per azione, nonostante un rialzo superiore al 3%.

Nel frattempo si stanno facendo strada le indiscrezioni secondo cui Facebook potrebbe ben presto abbandonare il Nasdaq per passare al Nyse, che avrebbe già fatto una proposta al social network. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters alla base della decisione potrebbero esserci i problemi sulla piattaforma tecnologica del Nasdaq che hanno causato un ritardo del debutto in borsa di quasi un’ora. Per ora sia i rappresentati del Nyse che di Facebook non hanno commentato la notizia.