In questi ultimi mesi, anche a causa dello scandalo che ha riguardato i cosiddetti esodati, si è parlato molto degli ammortizzatori sociali, quelle misure definite dal governo per aiutare chi è in un momento di difficoltà lavorativa e professionale. 

Il governo ha stabilito una serie di ammortizzatori sociali e di incentivi all’occupazione che fanno da cuscinetto tra il mondo del lavoro e il terreno della disoccupazione e garantiscono a tutti un periodo di aiuti durante il quale il malcapitato lavoratore può provare a “risollevarsi”.

Il ministero del Lavoro ha dato una chiara definizione degli ammortizzatori sociali sul suo sito internet. In particolare si spiega che gli ammortizzatori sociali sono delle misure volte a tutelare il reddito dei lavoratori che stanno per perdere il loro posto, oppure che lo hanno già perso.

Non si tratta di aiuti randomici ma di un sistema complesso il cui ritmo è scandito dalla legge. I benefici definiti dal governo sono rivolti dunque ai disoccupati e agli inoccupati. Il governo, in questa operazione di concessione e definizione, è sostenuto e aiutato dalle Regioni.

Ecco quali sono gli ammortizzatori sociali “ufficiali”:

  • Cassa integrazione guadagni
  • Concessioni in deroga e/o per normative speciali (CIGS – Mobilità – Disoccupazione speciale)
  • Contratti di solidarietà
  • Indennità di disoccupazione
  • Indennità di mobilità
  • Lavori socialmente utili
  • Progetti e programmi di incentivazione al reinserimento o inserimento lavorativo.