I precari di oggi rischiano la povertà una volta anziani.
È l’allarme dell’Ocse lanciato nel rapporto Pensions at a Glance 2013 reso noto ieri.
Secondo l’organizzazione internazionale con sede a Parigi, per le generazioni future “l’adeguatezza dei redditi da pensione potrà essere un problema” e “i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio povertà durante la vecchiaia”.
Per l’Ocse la situazione è figlia del “metodo contributivo” e della carenza di pensioni sociali nel Belpaese: chi entra nel mercato del lavoro oggi, ricordano da Parigi, dovrà necessariamente attendersi una pensione più bassa rispetto agli attuali standard italiani, con un vero e proprio rischio povertà per i lavoratori precari.

Contributi previdenziali ai massimi. Lo studio Ocse evidenzia come i contributi previdenziali in Italia siano ai massimi tra i Paesi aderenti all’organizzazione.
Nel Belpaese, infatti, la quota contributiva a carico dei lavoratori ammonta al 33% della retribuzione lorda annua, vale a dire il 9% circa del Pil e il 31,1% del totale delle imposte totali, contro una media Ocse del 19,6%, cioè il 5,2% del Pil e il 15,8% del totale delle tasse.
“Lavorare più a lungo potrebbe aiutare a compensare parte delle riduzioni”, recita il documento, “ma, in generale, ogni anno di contributi produce benefici inferiori rispetto al periodo precedente tali riforme”, sebbene “la maggior parte dei Paesi abbia protetto dai tagli i redditi più bassi”.

E salari ai minimi. Allo stesso tempo, ricorda l’organizzazione, i salari italiani sono al di sotto della media Ocse. In Italia nel 2012 un lavoratore ha percepito in media 28.900 euro, pari a 38.100 dollari Usa, ben al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’Ocse, sui quali pesano soprattutto i 94.900 dollari dei lavoratori svizzeri, i 91mila dollari di quelli norvegesi, i 76.400 dollari degli australiani, i 59 mila dollari dei tedeschi e i 58.300 dollari degli inglesi, tutti superiori ai 47.600 dollari dei cittadini Usa.
Ai margini inferiori i messicani, con 7.300 dollari annui, e gli ungherese, con 12.500 dollari.