Non sono un fan del salvataggio dell’Alitalia, ma nemmeno uno di quelli che dicono che sarebbe stato meglio far fallire la nostra ex-compagnia di bandiera (mi verrebbe da citare l’immortale massima “son tutti froci con il culo degli altri”). Con il fallimento dell’Alitalia 14.000 persone si sarebbero trovate senza lavoro, senza considerare che sarebbero rimaste a casa altre persone che lavorano a Malpensa e a Fiumicino - come giustamente scrive Maurizio Lupi sul suo blog.

D’altra parte non posso fare a meno di notare una serie di aspetti che vengono in genere taciuti sui mass media – e dai politici. Poste Italiane è una Spa posseduta interamente dal Ministero dell’Economia. I suoi azionisti siamo tutti noi contribuenti. E quindi i 75 milioni impiegati non vengono dai conti correnti postali, ma rappresentano comunque soldi nostri – anche se non vengono utilizzati direttamente soldi dello stato.

La scelta è stata effettuata anche se non c’è ancora un piano industriale - il primo passo che normalmente si compie prima di decidere un investimento – che ci dica quando Alitalia tornerà a macinare utili – come ha ammesso candidamente lo stesso ministro dei Trasporti. A togliermi quasi ogni dubbio sulla fine che faranno questi 75 milioni arriva la considerazione che le sinergie – al di là di quello che dicono i politici – tra la ex-compagnia di bandiera e le Poste sono scarse (al massimo d’ora in poi potranno essere venduti biglietti Alitalia attraverso la rete postale).

Se ancora non vi siete convinti vi aggiungo il profilo dei soggetti che compongono il Consiglio di amministrazione dell’azienda – quelli che hanno votato a favore della partecipazione azionaria nella compagnia aerea italiana. Il presidente di Poste Italiane, Giovanni Ialongo, ha fatto tutta la sua carriera nell’azienda – e parallelamente ha fatto un lungo cammino nel sindacato.

L’Amministratore delegato e direttore generale è Massimo Sarmi, con un passato nella telefonia mobile e nella Siemens – anche lui nessuna expertise nel settore aereo. Arriviamo così ai tre consiglieri di amministrazione: Antonio Mondardoex assessore leghista della provincia di Vicenza nonché sindaco di Grancona (Vicenza), Alessandro Riveraex direttore al Tesoro, e Maria Claudia Ioannucci, ex-senatrice di Forza Italia.

Nessuno di loro ha esperienze manageriali in campo aereo e quindi nessuno di loro aveva l’expertise per valutare l’operazione. L’unico dato certo è che le Poste hanno una piccola compagnia area – creata da Bud Spencer – la Mistral Air, che è in perdita da quando è stata acquistata dall’azienda pubblica italiana nel 2002… Magari sarebbe ora che i componenti dei consigli di amministrazione delle società pubbliche non venissero scelti solo per il loro colore politico…

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