Alle nove di sabato sera, c’è stato un momento in cui sul tavolo Alitalia-sindacati c’era una proposta considerata che tutti avrebbero firmato. Lo racconta quello che sta passando come il signor no della trattativa tra la nostra ex-compagnia di bandiera: “Una proposta a cui eravamo arrivati grazie alla mediazione del ministro del lavoro Giuliano Poletti. Prevedeva l’uso di un periodo di cassa integrazione per crisi“ per tutti i 2251 lavoratori in esubero. Tutti erano d’accordo, ma poi è arrivato il no di Alitalia, che ha poi spiegato “che il socio di minoranza Etihad non vuole sentir parlare di queste cose, le considerano stranezze all’italiana. Nel loro modo di vedere le cose, le eccedenze si licenziano e basta“.

Dopo questo passaggio si è arrivati alla proposta successiva, quella della mobilità con il salvataggio di una parte degli esuberi attraverso una revisione dei contratti di lavoro. Che comporterà sacrifici non di poco conto visto che “per qualcuno si tratterà di passare dal tempo indeterminato a quello determinato. In altri casi è previsto un demansionamento, col taglio di tre livelli rispetto all’impiego attuale“. E così tra i salvati qualcuno si troverà a prendere meno soldi di chi è in cassa integrazione dal 2008 – e che dovrebbe prendere soldi anche oltre i sette anni inizialmente previsti…

Come capita spesso in questa Italia, il sindacalista non sembra aver capito le difficoltà presenti e non capisce come mai si sia arrivati “direttamente alla mobilità. Niente stato di crisi, niente ammortizzatori sociali. Per noi resta inaccettabile”. Il fatto è che con la cassa integrazione i lavoratori sono ancora a carico dell’azienda, mentre in mobilità questo obbligo non c’è più, e Etihad non vuole complicazioni…

Alitalia non capisce che o si chiude entro la fine del mese o si portano i libri in tribunale, e così arriva a dire che “Io penso che questa intesa vada ripresa da capo e riscritta, insisto sul fatto che dobbiamo usare gli strumenti che la legge ci offre, gli ammortizzatori sociali: la cassa integrazione. Il ministro dice che è valida anche senza la nostra firma? Noi non ci siamo posti una questione formale, la nostra è una questione di merito“.

photo credit: lkarasawa via photopin cc