Tempo 30 giorni e gli advisor di Alitalia e Etihad Airways dovranno concludere la trattativa per l’ingresso del vettore arabo nel capitale della compagnia di bandiera italiana.
L’obiettivo, si legge in un comunicato di ieri delle due compagnie aeree, è quello di fissare una strategia comune in modo da assicurare alla compagnia italiana, in piena ristrutturazione, di proseguire sul piano del risanamento e a Etihad, da diversi anni in crescita, la gestione di fatto di Alitalia.
Questo almeno fino alla ristrutturazione del debito e alla chiusura delle procedure per esuberi, che non dovrebbero prevedere licenziamenti, dopodiché anche Air France-Klm dovrebbe aumentare la propria partecipazione.

La conferma dell’inizio della due diligence la si apprende da una nota diffusa ieri dall’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio, e da quello di Etihad Airways, James Hogan, all’indomani dell’incontro ad Abu Dhabi tra il premier italiano Enrico Letta e il principe ereditario degli Emirati Mohammed Bin Zayed Al Nahyan.
Nei prossimi 30 giorni entrambe le compagnie e i loro advisor stabiliranno come sviluppare una strategia comune per raggiungere gli obiettivi che i due vettori si sono prefissati – si legge nella nota congiunta dei due amministratori delegati -. La due diligence dovrà affrontare e risolvere tutti i temi che possano pregiudicare la definizione di un adeguato piano industriale, la cui completa realizzazione produrrà una redditività sostenibile per Alitalia”.

L’esecutivo, molto operativo in questi ultimi mesi per un accordo tra azienda e sindacati sulla ristrutturazione del debito e sulla questione degli esuberi di personale (il pre-accordo non prevede licenziamenti), resta ufficialmente fuori dalla trattativa e nell’incontro di sabato sera ad Abu Dhabi, sede di Etihad, tra il premier Letta e il principe degli Emirati poco si sarebbe parlato dell’intesa per la cessione del controllo di Alitalia al colosso arabo.
L’impegno nel favorire un’intesa tra azienda e sindacati dopo la decisione di Air France di non partecipate all’aumento del capitale sociale di Alitalia, l’ingresso in questo attraverso la controllata Poste Italiane, gli incontri con l’esecutivo francese, prima, e con i vertici degli Emirati, ora, sembrerebbero tuttavia confermare una linea diversa da quella ufficiale, molto propedeutica all’ingresso di investimenti di natura privata nel capitale del vettore italiano.
Che quello attraverso Poste Italiane sia l’ultimo intervento pubblico per salvare Alitalia?