Le due settimane in più di tempo sono servite a poco. A mezzanotte del 27 novembre, termine ultimo per sottoscrivere l’ultima ricapitalizzazione di Alitalia, erano stati versati solo 173 milioni dei 300 che avrebbero dovuto apportare i soci dell’ex-compagnia di bandiera. Visto che è chiaro ormai da tempo che Air France-Klm non avrebbe sottoscritto l’aumento per la sua parte – 75 milioni -, mancano ancora all’appello una cinquantina di milioni.

A rispondere all’appello, fino ad ora sono stati Gavio – con 4 milioni -, Pirelli – 7,5 milioni -, Intesa Sanpaolo – 26 milioni -, la Atlantia dei Benetton - 26 milioni -, la Immsi di Roberto Colaninno – 13 milioni – e Maccagnani  – sei milioni. Altri 65 milioni sono arrivati dalle due banche impelagate nell’affaire: Intesa Sanpaolo e Unicredit (ma hanno fornito una garanzia complessiva di 100 milioni di euro). Al conto mancano ancora 25 milioni e mezzo di euro – che non sappiamo da chi sono stati versati.

Si arriverà alla soglia minima necessaria per la validità dell’operazione – ovvero 240 milioni – soltanto se si aggiungono i 75 milioni che dovrebbero apportare le Poste Italiane. Finora però l’azienda pubblica aveva condizionato il suo appoggio ad uno sforzo dei soci passati pari ad almeno 225 milioni.

Alitalia però si dimostra ottimista sulla positiva conclusione della vicenda, visto che in una nota scrive che ha ricevuto “in conformità alla delibera di approvazione dell’aumento citato, riserve relative all’inoptato per quantità superiori a quelle disponibili” – ovvero impegni per sottoscrivere il capitale superiore alla somma da raccogliere -, e quindi “ritiene che, tenuto conto anche degli impegni di sottoscrizione assunti nei suoi confronti, sussistano le condizioni affinché l’aumento di capitale in parola sia interamente collocato e sottoscritto”.

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