L’IMU è una delle tasse più discusse dell’ultimo periodo perché c’è ancora tanta confusione e approssimazione su aliquote e rendite catastali tanto che i cittadini temono la maxi rata di dicembre. Sembra però che sugli immobili destinati all’agricoltura ci sia più luce. 

L’Imu va a tassare anche terreni e immobili usati per l’agricoltura ma con modalità diverse. Per esempio, i fabbricati strumentali rurali che già sono stati inseriti nel catasto urbano, prevedono che entro oggi si versi una quota pari al 30% della tassa, equivalente al 2 per mille.

L’aliquota è nettamente inferiore a quella prevista per gli immobili “ordinari” che invece è del 7,6 per mille. Per far sì che sia stabilita la strumentalità di un fabbricato, bisogna considerarne le caratteristiche oggettive e non la categoria catastale.

Il riferimento normativo, in questo caso, è l’articolo 9 del Dl n.557/93. Sicuramente sarà bene ricordare che non ci sono requisiti di natura soggettiva per la qualificazione di un fabbricato rurale.

Ci sono poi da valutare i casi specifici che potrebbero aprire delle controversie. Per esempio il proprietario di un terreno agricolo con fabbricati strumentali che svolta l’attività agricola, oppure il caso del fondo rustico affittato ad un agricoltore che lo usa strumentalmente per svolgere l’attività agricola. Ci sarebbero anche da considerare i fabbricati nelle mani delle cooperative e tante altre “eccezioni”.

Una circolare ministeriale ha cercato di fare chiarezza.