Fiat torna a paventare la possibilità di chiudere uno dei cinque stabilimenti italiani del gruppo. Dopo i debolissimi riscontri arrivati dalle immatricolazioni di auto in Italia a giugno, l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha fatto presente che sussiste il concreto rischio chiusura per un impianto italiano perché le attuali deboli condizioni del mercato potrebbero confermarsi nei prossimi 2-3 anni.

“Il problema scompare se si riesce a indirizzare la capacità produttiva verso l’America – ha aggiunto Marchionne – ma abbiamo bisogno di tranquillità per produrre in Italia”. Marchionne ha confermato gli investimenti in Italia che però non potranno non essere condizionati dall’andamento del mercato “che non è mai stato così debole”. Già lo scorso febbraio in un’intervista Marchionne aveva posto l’accento sulla necessità di riuscire a lavorare in modo competitivo per gli Usa, perché in caso contrario la casa automobilistica torinese sarebbe costretta a cessare l’attività in due siti italiani. Nei giorni scorsi Iveco, controllata da Fiat Industrial, aveva preannunciato la chiusura di 5 impianti in Europa entro fine anno con il coinvolgimento di 1.075 dipendenti.

I dati di giugno in Italia hanno evidenziato un deterioramento del mercato auto con l’immatricolazione di 128.388 autovetture, in calo del 24,4% sullo stesso mese del 2011. Il calo di giugno è superiore a quello medio dei primi cinque mesi (-18,9%) e il consuntivo del primo semestre si attesta a quota 814.179 con un calo sullo stesso periodo dello scorso anno del 19,7%. Il Centro Studi Promotor GL events, proiettando il risultato dei primi sei mesi su base annua prevede immatricolazioni per l’intero 2012 di 1.403.000 unità, sui minimi degli ultimi 33 anni.

Marchionne ha inoltre fatto presente l’intenzione di salire al 100% di Chrysler in tempi più rapidi rispetto al 2016 indicato dall’accordo con Veba. La restante quota di Chrysler “sarà acquistata al momento giusto”, si è limitato ad affermare l’a.d. di Fiat dopo che ieri il gruppo ha annunciato che provvederà subito ad esercitare la prima opzione call per l’acquisto del 3,3% di Chrysler dal fondo Veba salendo quindi al 61,8%.