Dietrofront. Ovvero ci eravamo sbagliati. Con la Legge di stabilità 2014, fra le varie novità a carico dei contribuenti italiani, era previsto anche l’obbligo del pagamento in contanti dei canoni di locazione ad uso abitativo a partire dall’1 gennaio 2014. L’idea era quella di colpire gli affitti in nero, ma alla fine la norma ha avuto un solo effetto, quello di complicare la vita a tanta gente, oltre a aumentare i costi per chi paga un affitto. Gli unici avvantaggiati da questa norma erano gli istituti di credito che si trovavano con un flusso aumentato di commissioni

Ora sul tema è intervenuto il Ministero dell’Economia e Finanze, che ha stabilito con una nota (prot. n. 10492 del 5 febbraio 2014) che si possono pagare in contanti i canoni di locazione di importo inferiore ai mille euro. Ovvero il 72% degli affitti che si pagano ogni mese. Una decisione che sana la situazione di tutti quei proprietari che non si erano messi in regola con la nuova normativa, e hanno continuato a ricevere il canone di affitto in contanti dopo il 1° gennaio 2014.

Niente più multe per loro e il ritorno ad un regime più semplice per gli altri. Un’ultima annotazione. Il cambiamento è stato possibile perché la nota del ministero interviene per interpretare L’art. 1 comma 50 della Legge di stabilità, che recita così: “… i pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative, fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sono corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l’importo, in forme e modalità che escludano l’uso del contante“. Viviamo in un paese complicato…

LEGGI ANCHE

Pagamenti in contante: cosa vorrebbe fare il governo Letta
Norme antiriciclaggio: guida ai nuovi limiti all’uso del contante

photo credit: pfala via photopin cc