In Italia la legge prevede diverse tipologie di contratti di affitto tra cui:

  • contratti di locazione a canone libero;
  • contratti di locazione a canone concordato;
  • contratti di locazione ad uso transitorio, per esigenze temporanee non turistiche;
  • contratti di locazione a favore degli studenti universitari.

Tra le varianti più diffuse c’è il contratto di affitto a canone concordato, che però può essere stipulato solo nei Comuni ad alta densità abitativa. L’obiettivo è quello di venire incontro alle reciproche esigenze di proprietari e di inquilini stabilendo degli importi standard per gli affitti, differenziati in base alla tipologia dell’immobile e al luogo in cui esso è ubicato. Il Comune e le associazioni più rappresentative a livello locale dei proprietari e degli inquilini stabiliscono insieme le modalità di valutazione degli immobili definendo un range di canone – minimo e massimo – per ogni tipologia individuata.

In generale il vantaggio del canone cordato, per gli inquilini, è di ottenere un prezzo di affitto più basso di quelli di mercato, calcolati nella fascia compresa tra i minimi e i massimi individuati, ma anche il locatore che opti per il canone concordato può avere accesso ad alcuni sgravi fiscali dedicati a questa tipologia di contratto di locazione, ad esempio:

  • l’applicazione della cedolare secca al 10%, per il locatore;
  • il non dover pagare l’imposta di registro per un ammontare pari all’1,4% del canone, rispetto al 2% del canone previsto nel caso di un contratto di affitto a canone libero;
  • nel caso in cui non si opti per la cedolare secca, comunque c’è uno sconto sull’imponibile IRPEF, con aliquota al 66,5%, anziché l’85% ordinario;
  • alcuni Comuni prevedono uno sconto sull’aliquota IMU, o maggiori detrazioni.

La durata del contratto di affitto a canone concordato è di 3+2, con rinnovo automatico.