Per le buone notizie in campo economico ci dobbiamo accontentare di notizie come questa: per l’anno in corso gran parte delle regioni – 13 per la precisione, e si tratta di Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e provincia Autonoma di Bolzano – ha deciso di non ritoccare le loro addizionali Irpef. In altri due casi – si tratta di Calabria e Molise – le aliquote sono addirittura diminuite, mentre per Emilia Romagna, Lombardia e Provincia Autonoma di Trento, il ritocco all’insù stato molto limitato. Insomma le uniche regioni in cui gli aumenti sono stati consistenti sono il Lazio, la Liguria ed il Piemonte – il peso di questa forma di imposizione riguarda soprattutto i redditi sopra i 35.000 euro.

I conti li ha fatti l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Secondo il suo segretario Giuseppe BortolussiVa segnalato che la quasi totalità delle regioni ha deciso di non aumentare l’aliquota fino al livello massimo“. L’opzione di elevare l’aliquota al “3,33 per cento“, “è stata sfruttata solo dal Piemonte, per i redditi oltre i 75.000 euro, e dal Lazio“. Visto “che la legge di Stabilità ha tagliato 3,5 miliardi di euro di trasferimenti alle regioni a statuto ordinario. Nonostante ciò, non aver agito sulla leva fiscale dimostra che la stragrande maggioranza dei Presidenti ha operato con un grande senso si responsabilità nei confronti dei propri residenti“.

C’è da rilevare come alcune regioni – Emilia Romagna, Ligurua e Lombardia – abbiano dovuto ritoccare le aliquote, perché a partire da quest’anno, devono far riferimento ai medesimi scaglioni di reddito Irpef a cui fa riferimento il governo centrale. A causa di questo meccanismo, nella Provincia Autonoma di Trento, è stata eliminata l’aliquota dello 0,5% che si applicava sui redditi sotto i 15.000 euro – e si è passati all’1,23%. Per Sotto questa soglia di reddito si verificano degli aumenti di imposta. Non riguardano i pensionati. Per loro la Provincia Autonoma ha azzerato l’aliquota.

Come abbiamo detto, Calabria e Molise, hanno ridotto l’addizionale Irpef: a differenza dell’anno scorso, nel 2015 non hanno applicato la maggiorazione dello 0,3% prevista per legge per le regioni che sono sottoposte ai piani di rientro a causa del deficit sanitario.