La famigerata spending review attuata in occasione della prima legge di Stabilità firmata dal governo Renzi ha provocato una stretta sugli enti locali che si trasformerà con ogni probabilità nell’ennesima stangata sui contribuenti. A partire dall’addizionale Irpef a livello regionale – l’aumento medio negli ultimi 2 anni è stato del 7,5% (con il record del Lazio dove la crescita è arrivata fino al 48%).

Finora, hanno rimodulato l’addizionale sei regioni: Piemonte, Liguria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia e Abruzzo. Il risultato di queste modifiche è che almeno 5,1 milioni di contribuenti pagheranno di più – l’anno scorso avevano subito la medesima sorte 7,2 milioni di cittadini. Se andiamo nello specifico possiamo dire che Piemonte, Liguria, Lazio e Abruzzo hanno aumentato l’imposta sugli scaglioni di reddito più alti. L’Emilia Romagna, oltre ad aumentare l’addizionale per i più ricchi ha provveduto a ridurla per i redditi fino a 40.000 euro, mentre la Lombardia si è limitata ad aumentare dall’1,73% all’1,74% l’imposta su chi ha redditi sopra i 75.000 euro.

Abbiamo parlato di sei regioni, ma presto o tardi dovrebbero essere seguite da altre. Diverse regioni stanno discute con il ministero dell’Economia per i piani di rientro dalla loro esposizione debitoria e dunque hanno bisogno di fare cassa. Oltre a quelle che abbiamo menzionato – ovvero Piemonte, Lazio ed Abruzzo -, ci sono anche Molise, Campania, Umbria, Calabria e Sicilia. In tutti questi casi, l’aliquota può arrivare anche sopra il tetto massimo del 3,33% anche di uno 0,3%.

La media nazionale per le addizionali regionali è passata dai 362 euro del 2013, ai 377 euro del 2014 e ai 389 dell’anno in corso – le stime sono dell’osservatorio della Uil sulle politiche territoriali. Ovviamente la media nasconde dei casi limite: nel Lazio per esempio si spenderanno in media 687 euro – 223 in più rispetto a due anni fa. Aumenti più contenuti in Piemonte – 509 euro nel 2015, +120 rispetto al 2013 – Campania (442 euro), Molise (421), Liguria (419), Calabria (405), Emilia Romagna (404), Abruzzo (399), Lombardia (383).

Altra doccia fredda dovrebbe arrivare dall’addizionale comunale. Secondo i calcoli Uil su 168 comuni, 33 hanno aumentato l’aliquota del prelievo – tra di loro ci sono Bologna, Forlì e Livorno. Al primo posto come imposizione c’è Roma con la sua aliquota dello 0,9%. Uno 0,5% è destinato al bilancio ordinario, mentre il resto serve per ripianare i debiti – o iniziare a farlo.