In queste ore il Senato sta decidendo di annullare le cosiddette cartelle esattoriali pazze, quelle cioè che sono state inviate dagli enti di riscossione per il pagamento di tributi e sanzioni, ma che hanno fatto passare anche troppo tempo. 

Equitalia e gli altri enti che si occupano delle riscossione dei tributi, periodicamente angosciano i cittadini con l’invio delle cartelle esattoriali. Ma se l’ente creditori non risponde entro 220 giorni, c’è ora il rischio che la cartella sia annullata.

Il governo, stando alle bozze del documento in circolazione, è favorevole ma bisogna ancora discutere delle ganasce fiscali che non superano i due mila euro. I problema deve essere affrontato in aula. Ma torniamo per un attimo alle condizioni d’annullamento.

Un cittadino debitore che abbia ricevuto una cartella esattoriale , ha 0′ giorni per confutare la notifica e presentare ricorso. A quel punto il concessionario ha soltanto 10 giorni per approfondire l’argomento confrontandosi anche con l’ente creditore.

L’ente creditore deve dare una risposta entro due mesi. Se nella trafila appena descritta non sono rispettati i tempi e si va oltre i 220 giorni, la dichiarazione iniziale è annullata di diritto. Chi invece trova conferma nelle istituzioni sul pagamento degli “arretrati” ma tarda nel regolarizzare la posizione, dovrà pagare ulteriori sanzioni.