Svolta nella serata di lunedì, Telefonica passerebbe dal 46% al 65%. Generali, Banca Intesa e Mediobanca dal 54% al 35%. Telecom Italia finisce quindi in mani spagnole dopo una lunga trattativa a Piazzetta Cuccia, la sede milanese di Mediobanca, mentre i titoli della compagnia italiana venivano attivamente scambiati in Borsa con una quotazione di chiusura in rialzo dell 4% a 0,59 euro. Operazione da 800 milioni di euro. Manca solo l’annuncio ufficiale.

L’operazione non dovrebbe avere ricadute sul piano occupazionale, secondo quanto comunicato dell’amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, poche ore prima di aver trovato l’intesa: “Non sono intenzionato a licenziare proprio nessuno”, aggiungendo però che serve “un modello sostenibile nel lungo termine, che favorisca gli investimenti e quindi regole stabili pro-competitive e pro-investimenti”.

Il via libera a Telefonica è arrivato dopo il rifiuto della Cassa depositi e prestiti a investire in Telecom, con quella che sarebbe stato di fatto un ritorno del gruppo nell’orbita pubblica.

Ora il problema è lo scorporo della rete di Telecom Italia, voluta dalle regole europee ma che diminuirebbe di molto il valore della società italiana.“In relazione a quanto riportato dalle agenzie di stampa in materia di scorporo della rete di accesso di Telecom Italia, il Commissario Antonio Preto precisa che le ipotesi per garantire la parità di accesso alla rete attraverso nuove regole, pur previste dalla recente raccomandazione della Commissione europea, sono allo stato puramente teoriche e non sono state oggetto di alcuna discussione in seno al Consiglio dell’Autorità”, scrive l’autorità garante per le Tlc in una nota a proposito della discussione sullo scorporo della rete di Telecom.