Della serie a volte ritornano. Qualche tempo fa, l’Ilva di Taranto finiva sui giornali (o sulla homepage dei siti di news) un giorno su due – almeno. Oggi sembra essere sparita dai radar… Oggi c’è un commissario straordinario, Piero Gnudi, che ha sostituito Enrico Bondi.
Il problema principale per il centro siderurgico più importante d’Europa, e snodo fondamentale per diversi settori industriali italiani, è quello di trovargli un nuovo assetto azionario che possa – tra le altre cose – ammodernare l’impianto e ridurne significativamente le emissioni.

Sul tema sono arrivate le prime notizie positive, perché il gruppo francoindiano ArcelorMittal ha formalizzato con una lettera di intenti il suo interesse per il gruppo siderurgico tarantino. Cosa significa? Che il gruppo dopo una serie di verifiche sull’efficienza degli impianti avvenute tra giugno e luglio è pronto ad iniziare la fase delle trattative.

Probabilmente nella nuova compagine dovrebbero rientrare anche soci italiani: potrebbe essere il gruppo Marcegaglia, o il Fondo strategico italiano, che fa capo alla Cassa depositi e prestiti, o altri ancora. Il passo successivo dovrebbe essere la richiesta della redazione di un piano industriale che integri l’Ilva nel gruppo.

Il gruppo dovrebbe mantenere i livelli produttivi dell’Ilva. Il passo successivo dovrebbero essere le trattative vere e proprie – l’Ilva in questo passo verrò affiancato dalla banca Rothschild. Ma prima di arrivare a questo punto, il commissario straordinario deve chiudere l’accordo con le banche per un prestito ponte di 250 milioni di euro.

Un’ultima cosa: ArcelorMittal, è una delle aziende leader nella produzione mondiale di acciaio, ed è il prodotto nel 2006 della fusione tra la francese Arcelor e l’indiana Mittal steel company. Il suo quartier generale è in Lussemburgo, e l’amministratore delegato è Lakshmi Mittal, multimiliardario indiano, nato in un villaggio del Rajasthan ed oggi residente a Londra.