Se l’immobile che ci interessa è gravato da un mutuo ipotecario, le strade possibili sono due: il venditore può estinguere anticipatamente il mutuo e cancellare l’ipoteca prima della stipula dell’atto di vendita, oppure ci può essere l’accollo del mutuo. Con questa operazione, l’acquirente si obbliga, nei confronti della banca, a pagare le rate successive del mutuo fino alla scadenza.

Se si sceglie l’accollo mutuo, l’acquirente non deve pagare la somma corrispondente al capitale ancora da rimborsare, mentre il venditore, per non correre rischi, deve ottenere dalla banca la dichiarazione espressa che viene liberato dall’obbligazione – e quindi non sarà chiamato a pagare le rate se l’acquirente dell’immobile non dovesse rispettare qualche scadenza.

Questa scelta può convenire all’acquirente, perché non c’è il costo dell’iscrizione di una nuova ipoteca – bisogna però confrontare le condizioni del mutuo che ci si accolla, con quelle che si possono ottenere con un nuovo mutuo. Anche il venditore può avere i suoi vantaggi, specie se il mutuo è stato stipulato prima dell’aprile 2007, perché non deve pagare penale per l’estinzione anticipata del mutuo – la legge Bersani ha stabilito la nullità delle penali per i mutui stipulati dopo la data cita qualche riga sopra.

Un altro caso di accollo può riguardare i coniugi comproprietari di un immobile a uso abitativo acquistato con un mutuo ipotecario cointestato. Al momento della separazione consensuale, omologata dal giudice, si possono accordare per trasferire a uno dei due l’intera proprietà dell’immobile e il residuo finanziamento.

Chi si accolla il mutuo può detrarre gli interessi passivi a condizione che abbia la proprietà dell’immobile e questi sia destinato ad abitazione. Inoltre l’accollo deve risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata, e le quietanze di pagamento – nel caso della separazione – riportino l’attestazione che l’intero onere è stato sostenuto dal coniuge proprietario.