Dopo lo stop della Corte Costituzionale – non si possono abolire le province con il mezzo del decreto legge – il governo Letta ci riprova, avviando un iter che dovrebbe portare all’approvazione di un disegno di legge costituzionale di tre soli articoli e all’abolizione – finalmente – delle province.

Secondo una nota di Palazzo Chigi “Entro sei mesi dalla data in entrata in vigore della legge costituzionale, le Province verranno soppresse”. Enrico Letta assicura comunque la salvaguardia “in ogni caso” di “funzioni e i lavoratori”. Vedremo se il premier avrà più fortuna dei suoi predecessori. Di abolizione delle province si è iniziato a parlare nel 1993: a quei tempi c’era la Bicamerale per le riforme De Mita-Iotti. Qualcuno provò ad affrontare la questione ma venne subito stoppato perché era un tema che necessitava di ulteriore riflessione.

Secondo l’Unione Province Italiane, costano ogni anno una quindicina di miliardi di euro. Dal 2000 ad oggi il loro costo è aumentato del 70%. Io direi che potrebbe rappresentare un inizio. Come dice il presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta: “Le province sono l’1,26 per cento della spesa totale contro il 20 per cento delle regioni e il restante che è in capo alla spesa centrale. Nessuno si interroga sul perché le regioni costino 404 euro l’anno a cittadino mentre quelle a statuto speciale arrivino a oltre 4 mila euro l’anno pro capite. Ci chiediamo se chi continua a sostenere che bisogna cancellare il costo degli organi istituzionali delle province sappia che questo è di 1,77 euro l’anno a cittadino, contro gli oltre 14 euro l’anno delle regioni. Riformare le istituzioni per ridurre la spesa è indispensabile, ma per fare una operazione che porti risultati veri – spiega Saitta – bisognerebbe prima indagare il motivo per cui a dieci anni dall’attuazione del Titolo V, la spesa delle Regioni è cresciuta di 40 miliardi e quella dello Stato, piuttosto che diminuire, è cresciuta di 100 miliardi. E’ in queste cifre, e nel federalismo mancato che non ha spostato su province e comuni funzioni e risorse, che stanno gli sprechi”.

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