A partire dal primo luglio 2017 Equitalia sarà sciolta e non esisterà più. Unica a rimanere sarà Equitalia Giustizia, che si occupa del Fondo unico di giustizia. A partire da quella data dunque, tutto il personale passerà all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ossia un ente pubblico economico vigilato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’amministratore delegato di Equitalia, in veste di commissario straordinario, gestirà invece tutta la fase di transizione e approvazione dello statuto.

Per quanto riguarda più propriamente i dipendenti di Equitalia, ad essi non viene più richiesto – come in precedenza ipotizzato – di superare una procedura di selezione quanto piuttosto una ricognizione delle proprie competenze, in modo tale che si possa poi procedere con una ricollocazione coerente  funzionale con le esigenze che si presentano.

Decreto: non solo abolizione Equitalia

Oltre all’abolizione di Equitalia, all’interno del decreto fiscale approvato – e che quindi è diventato legge – sono stati anche aggiunti: più tempo per poter aderire alla rottamazione delle cartelle non saldate; riapertura della voluntary disclosure; soppressione degli studi di settore; varie semplificazioni fiscali. Ed inoltre: più agevolazioni fiscali per agricoltura e mondo del cinema; soldi per la contrattazione di secondo livello per ferrovie e Comuni che accolgono immigrati; fondi per il trasporto pubblico.

Tornando, nello specifico, alla situazione post Equitalia, i Comuni potranno avvalersi di quest’ente come agente della riscossione fino al 30 giugno 2017. Successivamente a quella data, si potranno invece affidare alla nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione, che si occuperà anche dell’attività di accertamento e liquidazione.

È stata invece stralciata per problemi di copertura la norma che riguardava il regime dei minimi. In base all’ipotesi di norma, il contribuente che avrebbe superato le sogli dei minimi, per un massimo di 15 mila euro di maggiori ricavi o compensi, in alternativa all’uscita dal regime dei minimi stesso avrebbe potuto richiedere il pagamento di un’imposta sostitutiva del 27 per cento.