Abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, abolizione dei privilegi vari ed eventuali dei politici e abolizione del canone Rai. Eccole qui solo alcune delle chimere (o utopie, o argomenti evergreen, chiamateli come più vi piace) che molto spesso tornano ad affacciarsi sul cortile dell’opinione pubblica. Cavalli di battaglia ad uso e consumo degli stessi che poi non li aboliscono (se voi foste i soli a potervi privare di privilegi economici, ve ne privereste arbitrariamente?) oppure che li riformano e li reintroducono apparentemente cambiati ma uguali o quasi nella sostanza.

In un Paese come il nostro, in cui l’evasione fiscale è purtroppo grave problema irrisolto, il canone Rai figura fra le tasse più evase (e più invise) dai cittadini. Da più parti ne è stata spesso invocata l’abolizione, soprattutto quando è iniziata a profilarsi la possibilità che la Rai venisse privatizzata. Ovviamente mai nulla di concreto è stato fatto in tal senso, il servizio pubblico non ha mai voluto rinunciare alla sua bella fetta di canone.

L’abolizione della gabella a favore della Rai è argomento di discussione anche all’interno dell’attuale governo. Il rottamatore e riformista Renzi ha preso in carico l’onere gravoso di ripensare l’”odiosa” tassa. Ripensare, appunto, non abolire attenzione. Sarebbero molte le ipotesi al vaglio: c’è chi parla di un canone proporzionato al reddito dichiarato o alla capacità di spesa o comunque più equo. Permetteteci di dire però che in questo caso siamo come San Tommaso e se vediamo poco crediamo.

Segnaliamo comunque che il nuovo sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, ha deciso di aprire, entro l’estate, un grande dibattito pubblico sul tema “La Rai che gli italiani vorrebbero“. Scopo dell’iniziativa è quella di arrivare a formulare una proposta di legge in vista del rinnovo della Convenzione che affida il servizio pubblico alla Rai.