Non è certo un bene primario quello del ricorso al giudice del lavoro durante la propria carriera professionale, ma le cause intentate dai dipendenti o dai collaboratori precari non si contano certo sulle dita di una mano.

Finora erano gratuiti per i lavoratori sia l’iscrizione al Tar o il ricorso al Consiglio di Stato, sia l’esecuzione della sentenza o il ricorso al Presidente della Repubblica. Adesso tutti questi step hanno un costo che grava sui cittadini che superano un certo reddito e sarà utile a rifinanziare le casse dello Stato.

Diamo qualche numero per capire quante persone sono coinvolte nell’inserimento di questa tassa che pare sia prevista già nella bozza della manovra economica.

La precisazione di dovere è che in genere ricorrono al giudice del lavoro i precari. Questa categoria di persone sarà interessata dall’articolo 37 della Finanziaria di Tremonti, che introduce una tassa, una specie di ticket del valore di 103 euro per chi vuole ricorrere al giudice del lavoro.

Dal pagamento di questo centinaio di euro non sono esclusi i disoccupati, gli invalidi, i precari (come abbiamo detto) e i dipendenti pubblici che abbiano dichiarato nell’ultimo anno un reddito lordo superiore ai 21.256,32 euro e ricorrano contro il datore di lavoro o l’amministrazione su materie quali: pensione, invalidità e stabilizzazione.

Nei tribunali ordinari sono depositate circa 40.000 domande di ricorso al giudice del lavoro soltanto per la scuola.