Il governo Renzi ha già stabilito che il prossimo 16 dicembre – la data della scadenza della seconda rata della Tasi, sarà l’ultima occasione in cui gli italiani dovranno pagare per l’imposta più odiata. Verrà abolita dal 2016, insieme all’Imu sull’abitazione principale (per le case di lusso), quella agricola e sui macchinari imbullonati al suolo. Il gettito della tassa sui servizi indivisibili dei Comuni è pari a 3,5 miliardi di euro.

Il 30% più povero dei contribuenti che pagano la Tasi versano il 10,9% del gettito, mentre il 30% più ricco versa il 54,9% – 381 milioni contro 1,92 miliardi di euro. Il bonus di 80 euro è stato soprattutto un sostegno alle fasce più deboli, ora il taglio delle imposte sembra invece un favore ai contribuenti più ricchi (la media dei risparmi sarà di 204 euro a famiglia, mentre per i più ricchi il vantaggio potrebbe superare i 2.000 euro) – soprattutto se si considera che l’esecutivo ha fatto naufragare la riforma del Catasto.

Su taglio delle tasse sulla casa del governo Renzi ufficialmente non è arrivato ancora nessun commento dall’Unione Europea, ma comunque è chiaro che da Bruxelles si ritiene più urgente il taglio dell’Irpef e delle tasse sul lavoro. Il punto di vista dell’Ue è condiviso anche dalla Corte dei Conti e da Bankitalia. Secondo i magistrati contabili, “il confronto con l’Europa segnala una distribuzione dell’onere fiscale che penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi e del patrimonio“, mentre il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, in un’intervista con il Foglio, affermava che “in generale la casa è un asset che, a livello internazionale, viene normalmente tassato. Perché è un cespite che non si sposta, e perché la casa solitamente sfrutta servizi pubblici basilari che devono essere finanziati“. Per lui più che un taglio servirebbe una “semplificazione” per i contribuenti.

Del resto se si confronta l’Italia con il resto dell’Europa il quadro appare subito chiaro: il cosiddetto Belpaese è al vertice per il prelievo sui redditi da lavoro, al secondo posto nella tassazione sui redditi d’impresa – 10 punti sopra alla media -, mentre siamo al 22° posto nell’imposizione sui consumi. Nella tassazione sugli immobili siamo all’1,6% del Pil, poco sopra la media Ue. Una posizione che è cambiata decisamente dopo il 2011 con l’introduzione dell’Imu – che ha causato un aumento dell’imposizione pari allo 0,9% del Pil.