Come sempre si arriva sul filo di lana. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato solo il 15 gennaio il nuovo Cud – che ora si chiama certificazione unica. C’è tempo fino al 9 marzo per presentare i dati che serviranno per arrivare al 730 precompilato. E il compito è titanico: 7 pagine di modello, 115 pagine di istruzioni operative, 297 campi da compilare. Come sempre accade in materia fiscale – sono le parole di Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – “risulta difficile garantire quello che ci viene richiesto. Non bisogna infatti mai dimenticare che una volta diventati ufficiali i modelli, le software house dovranno aggiornare i programmi gestionali, rilasciando le release utili ad elaborare i dati richiesti“.

Come accade troppo spesso, i termini rischiano di diventare incompatibili con la possibilità per le aziende di recuperare tutti i dati utili ad una corretta compilazione. Un esempio in tema potrebbe essere utile: i conguagli fiscali di fine anno sulle buste paga si possono compiere entro la fine del mese di febbraio. E quindi ci sarebbe solo una settimana per produrre la certificazione unica.

Da considerare poi che viene prevista una sanzione di 100 euro per ciascuna certificazione inviata in ritardo – ammenda a carico del datore di lavoro (non so cosa ne pensiate voi, ma a me sembra una spinta ad inviare le certificazioni, anche se sbagliate). A complicare ulteriormente il quadro ci sono poi i classici ingorghi determinati dall’accavallarsi delle scadenze. Per esempio, entro il 16 febbraio bisognerà predisporre i calcoli per il pagamento dei premi Inail dei datori di lavoro, e sempre nello stesso mese – entro il 28 – bisognerà invece trasmettere la denuncia dei salari. Proprio negli stessi giorni in cui bisognerà elaborare i conti per la nuova certificazione sui dipendenti.

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